La nostra Università vuole attrarre studenti impegnati, desiderosi di acquisire una formazione di qualità, che consenta loro di conquistare un ruolo di responsabilità nella società e nel lavoro.
Perciò, dobbiamo offrire la nostra formazione ai migliori studenti dei licei già prima della maturità. Per farlo, dobbiamo intensificare i rapporti con le scuole superiori, che in Italia, nonostante le polemiche, forniscono una cultura di base di alto livello, mediamente più alta di quella che ho trovato negli studenti universitari dei Paesi in cui ho insegnato (Stati Uniti, Regno Unito, Francia). Dobbiamo offrire a questi studenti un ambiente culturalmente stimolante, competitivo con quello offerto dalle università straniere dove un numero crescente di giovani italiani sceglie già oggi di iscriversi.
E poi dobbiamo mantenere il nostro impegno di promozione sociale entrando a pieno titolo nel problema della qualità del mercato del lavoro a Roma e in Italia. Come sottolineato da più parti, la “fuga dei cervelli” dei nostri laureati verso impieghi di alto livello offerti dall’estero dimostra che non è l’università italiana che forma male i giovani, ma il mercato del lavoro italiano che li respinge. Tuttavia, non per questo possiamo dirci soddisfatti del nostro lavoro: se il mercato del lavoro italiano respinge i nostri laureati, occorre impegnarsi per trasformarlo, per spingerlo a investire sui giovani ben preparati. Bisogna lavorare in contatto con gli ordini professionali, le imprese, le pubbliche amministrazioni, perché torni il coraggio di investire su energie nuove, giovani e competenti.
Perciò, dobbiamo offrire la nostra formazione ai migliori studenti dei licei già prima della maturità. Per farlo, dobbiamo intensificare i rapporti con le scuole superiori, che in Italia, nonostante le polemiche, forniscono una cultura di base di alto livello, mediamente più alta di quella che ho trovato negli studenti universitari dei Paesi in cui ho insegnato (Stati Uniti, Regno Unito, Francia). Dobbiamo offrire a questi studenti un ambiente culturalmente stimolante, competitivo con quello offerto dalle università straniere dove un numero crescente di giovani italiani sceglie già oggi di iscriversi.
E poi dobbiamo mantenere il nostro impegno di promozione sociale entrando a pieno titolo nel problema della qualità del mercato del lavoro a Roma e in Italia. Come sottolineato da più parti, la “fuga dei cervelli” dei nostri laureati verso impieghi di alto livello offerti dall’estero dimostra che non è l’università italiana che forma male i giovani, ma il mercato del lavoro italiano che li respinge. Tuttavia, non per questo possiamo dirci soddisfatti del nostro lavoro: se il mercato del lavoro italiano respinge i nostri laureati, occorre impegnarsi per trasformarlo, per spingerlo a investire sui giovani ben preparati. Bisogna lavorare in contatto con gli ordini professionali, le imprese, le pubbliche amministrazioni, perché torni il coraggio di investire su energie nuove, giovani e competenti.
E poi i lavori innovativi possono essere creati ex novo se la competenza e la creatività dei giovani è sostenuta dall’Università. Siamo in ritardo con il settore dell’incentivo alle imprese giovanili: dobbiamo impegnarci per costituire a Roma un ambiente favorevole all’imprenditoria giovanile qualificata (start-up, spin-off).
Che fare, concretamente?
- Gli studenti delle scuole si raggiungono utilizzando strumenti multimediali. I nostri studenti, insieme ai docenti e con il sostegno del Centro di Produzione Audiovisivi dovrebbero produrre video che circolino nei licei e on line, e progettare visite nelle scuole nelle quali nostri studenti avanzati illustrino la nostra offerta didattica ai ragazzi. E poi summer school regolarmente offerte agli studenti del penultimo anno. Occorre formare e finanziare un servizio di Ateneo che coordini queste iniziative.
- Occorre investire su un incubatore di imprese, valutando se sia opportuno realizzarlo in convenzione con altre università romane. Anche per questo disponiamo di competenze straordinarie fra i nostri docenti, e possiamo fare molto per sollecitare il mondo delle imprese sul territorio.
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